C’è un momento, nel percorso di chi lavora nel digitale, in cui ci si ferma e ci si fa una domanda scomoda.
Una di quelle che non fai ad alta voce, ma che ti gira in testa da mesi.
Con tutta questa Intelligenza Artificiale… io che ruolo avrò domani?
È una domanda legittima. Ed è anche il segno che qualcosa sta cambiando davvero.
Perché no, il Web Specialist non sta scomparendo. Sta vivendo la trasformazione più profonda della sua storia.
Non una rivoluzione rumorosa, ma un cambio di prospettiva silenzioso.
Per anni siamo stati abituati a misurarci su ciò che sapevamo fare: siti, SEO, campagne, social, strumenti. Oggi quel mondo non basta più. Non perché sia inutile, ma perché non è più il centro del valore.
Ricordo una conversazione di qualche anno fa con un cliente. Mi disse: “Il sito è bellissimo, ma non sta succedendo niente”.
Non parlava di bug. Non parlava di grafica. Parlava di risultati.
In quel momento è stato chiaro che il problema non era cosa avevamo fatto, ma perché lo avevamo fatto. Mancava una direzione, non una funzionalità.
L’AI ha preso in carico una parte enorme del lavoro operativo. E questo, se lo guardi bene, non è un problema. È un’opportunità enorme.
Perché finalmente ci libera da ciò che ci teneva occupati, ma non sempre rilevanti.
Il vero tema oggi non è come fare una cosa, ma perché farla.
Un’azienda non ha bisogno di un sito in più. Ha bisogno di capire dove sta andando. Un professionista non ha bisogno di più visibilità. Ha bisogno di credibilità. Un progetto digitale non ha bisogno di traffico fine a sé stesso. Ha bisogno di risultati.
Ed è qui che il ruolo del Web Specialist cambia pelle.
Non è più (solo) quello che esegue. È quello che osserva, collega, decide.
Diventa una figura di visione. Una sorta di regista silenzioso che mette ordine tra strumenti, canali, messaggi e obiettivi.
L’AI entra in questo scenario come una leva potentissima. Accelera, suggerisce, automatizza. Ma non sceglie.
La scelta resta umana.
Resta nella capacità di capire cosa ha senso fare oggi e cosa no. Di leggere i numeri senza diventarne schiavi. Di capire le persone prima degli algoritmi.
Chi usa l’AI senza una visione fa più rumore, non più valore.
Chi invece la integra con intelligenza, esperienza e responsabilità, moltiplica il proprio impatto.
Il Web Specialist di oggi non è definito dagli strumenti che usa. Quelli cambieranno ancora, e velocemente.
È definito dal modo in cui pensa.
Pensa in termini di business. Pensa in termini di esperienza. Pensa in termini di connessioni.
E soprattutto, sa fare una cosa che in un mondo automatizzato diventa rarissima: fare le domande giuste.
Capire il contesto. Capire il cliente. Capire quando fermarsi.
Perché la tecnologia, da sola, non crea valore. Lo amplifica.
E in un’epoca in cui tutti avranno accesso agli stessi strumenti, la vera differenza la farà chi saprà usarli con criterio, umanità e visione.
L’Intelligenza Artificiale non segna la fine del Web Specialist.
Segna la fine di un modo vecchio di interpretarlo.
Quello che nasce oggi è un professionista più consapevole, più strategico, più centrale.
Meno esecutore. Più guida.
Ed è proprio lì che il Web Specialist torna ad essere indispensabile.